The first time I worked with Massimo was in February 2012.
I had been told that he was the most important Italian photographer of the moment. I was told by people from Condenast USA; nice people, of course, but if you’re under 30 and you find yourself working for them you know you cannot afford to make any mistakes…
I was very worried because we had to do a reportage in Scampia near Naples, and the only knowledge I had about Scampia was from Gomorra, the film… but the Americans were convinced that if you come from Genova, Scampia is very close, and as I needed the work, I told them that Scampia was my second home.
I had everything under control or at least that’s what I thought.
The “Master” decided to drive his new Volkswagen Multivan from Lucca to Naples without allowing me to take the wheel.
It was snowing and the road wasn’t good but, in spite of his 68 years and his white hair, Massimo kept driving without tiring.
After seven hours in the car we arrived in front of the hotel that I had booked in the city center; it wasn’t beautiful, but it had a garage, the Master’s only request. He left me the keys and asked me to park his Multivan looking at me for the first time straight in my eyes and whispering a cold “Take care”.
I feigned confidence to dispel the myth that women are bad drivers. I delighted in my ability to do an impossible maneuver trusting the indications of the concierge.
It was a mistake.

Vela Rossa Interiors 2, Scampia, 2012.

Without realizing it, I found myself stuck between the walls of the garage, with the two rear-view mirrors left hanging by those many wires that made the mirrors so expensive.
I started to sweat.
I tried to get unstuck but it made the situation even worse, destroying both the car doors in the process. Oops, even the little roof that he had created especially to be able to photograph from the top of his car.
I was screwed.
I needed to stay calm. It wouldn’t help to be mad at the concierge and I needed to find a good reason in order not be killed.
The Americans will kill me, Vitali will kill me and even the body shop will kill me in order to be paid.
A body shop. I needed to find a body shop. And I needed to find it immediately because Vitali was waiting for me in the lobby.
In three minutes I managed to find Gennaro’s telephone number, a local mechanic who was a friend of the concierge. He said he could fix the Multivan.
Massimo stood at the reception desk which oozed kitsch in every detail, waiting for me, looking concerned by the long wait.
I started, all at once without stopping for a breath:
“Massimo I’m sorry but there was a problem that I have already almost fixed: while parking I dinged the rear-view mirror and the car door… but in the afternoon, obviously I’ll cover the costs, the body shop will come and I’ll fix this terrible mess.”  I still wasn’t breathing.
“Do not call anybody. Nobody touches my baby!”
Fuck. His baby? I’m doomed.
“But listen, I found a recommended Neapolitan body shop that I’m sure will make it as good as new!”
“The car is new. And I have insurance.”
Suddenly I was able to breathe again.
“Insurance? Well, that’s good,… because actually I destroyed both the mirrors and the car doors.”

I thought I would never seen him again after that first job, but instead it was just the beginning…

Cimitero delle Fontanelle, Naples, 2012.

ITA

La prima volta che ho lavorato con lui risale al febbraio 2012.
Mi avevano detto che era il fotografo italiano più importante. E me l’avevano detto quelli della Condenast USA; persone tranquille, intendiamoci, ma se hai meno di 30 e ti trovi a lavorare per loro sai che non puoi permetterti di sbagliare niente..
Ero quindi agitata anche perché dovevamo realizzare un reportage a Scampia e l’unica conoscenza che avevo di Scampia era Gomorra, il film.. ma gli americani sono convinti che se anche sei di Genova , Scampia è a un tiro di schioppo, e visto che avevo bisogno di lavorare dissi loro che Scampia per me era come una seconda casa.
Avevo tutto sotto controllo, o almeno, lo pensavo.
Il “maestro” decide di guidare il suo “Multivan Volkswagen” nuovo di pacca da Lucca a Napoli senza mai permettermi di avvicinarmi al volante.
Nevicava e la strada non era delle migliori ma nonostante i suoi 68 anni suonati e la sua chioma di capelli bianchi quello continuava a guidare senza stancarsi mai…
Arriviamo dopo 7 ore di macchina davanti all’hotel che avevo prenotato in centro; non era bellissimo, ma aveva il garage, l’unica richiesta del maestro; mi lascia le chiavi e mi chiede di parcheggiargli il multivan guardandomi per la prima volta dritto negli occhi e sussurrando un freddo “mi raccomando”.
Fingo di essere disinvolta e sfatare il mito della donna al volante pericolo costante e mi diletto in quella manovra impossibile fidandomi delle indicazioni del concierge dell’hotel.
Sbagliavo.

Vela Gialla Diptych, 2012.

Senza rendermene conto mi ritrovo incastrata da ambo i lati nei muri del garage facendo saltare entrambi gli specchietti che rimangono appesi da tutti quei fili che facevano di quegli specchietti degli specchietti carissimi.
Sudo.
Provo a disincastrarmi peggiorando inesorabilmente la mia situazione distruggendo ambo i lati delle portiere. Ops, anche il tettuccio che lui aveva appositamente creato per scattare dal tetto della sua macchina.
Sono nella merda.
Devo rimanere calma . Non devo prendermela con il concierge e devo trovare una buona ragione per non farmi uccidere.
Gli americani mi ammazzeranno, Vitali mi ucciderà e per ripagare quel danno anche il carrozziere.
Un carrozziere. Devo trovare un carrozziere. E lo devo trovare immediatamente perché c’è Vitali nella hall che mi aspetta.
In 3 minuti riesco a rimediare il numero di telefono di Gennaro, il carrozziere di fiducia dell’amico concierge.
E’ disponibile ad aggiustare il multivan.
Massimo è in piedi al desk di quella reception che trasudava kitsch in ogni dettaglio che mi aspetta, stranito dalla lunga attesa.
Parto, tutto d’un fiato senza pause:
“Massimo mi dispiace ma c’è stato un problema che ho già praticamente risolto: nel parcheggiare ho urtato lo specchietto e rovinato la fiancata… ma nel pomeriggio , ovviamente a mie spese verrà il carrozziere quindi rimedierò a questa terribile situazione.” E continuo a non respirare.
“Non ti azzardare a chiamare nessuno. La mia bambina non la tocca nessuno!”
Cazzo. La sua bambina? Sono spacciata.
“Ma guarda, ne ho uno napoletano di fiducia che sono sicura che te la farà tornare come nuova!”
“La macchina è nuova. E ho la casco.”
Respiro all’improvviso.
“La casco? Ah, meno male. Perché in realtà ho spaccato entrambi gli specchietti ed entrambe le portiere.”

Mai più avrei pensato di rivederlo dopo quel lavoro, invece, era solo l’inizio…

Carola Clavarino, September 26, 2018.